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"Voglio che tu tremi, leggendomi, come tremo io, scrivendomi ..." Copyright©2011 Grazia Longo (Opere pubblicate ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni.La riproduzione, anche parziale, è punita con le sanzioni previste dagli art. 171 e 171-ter della suddetta Legge. Qualsiasi opera dell’ingegno è tutelata da Licenza CC, con esclusione di riproduzione senza corretta attribuzione.) Buona lettura! Grazia Longo
mercoledì 13 novembre 2013
"Una piccola storia ignobile"
"Realizzare da sola, un sogno per
due, significa inevitabilmente, vederlo dolorosamente morire, dopo averlo
dolorosamente partorito. Senza un sorriso."
"Una piccola storia ignobile"
racconto breve inedito by © Grazia Longo
-tutti i diritti riservati-
Aveva riposto le cose più preziose, una per una, incartate con cura in vecchi giornali, perché non si rompessero, nel trasloco.
Finalmente si andava nella nuova casa che aveva costruito faticosamente, mesi e mesi di cantiere, disegni, conti, scelte di materiali, organizzazione dello spazio, malanimi con i muratori, i piastrellisti, gli idraulici, gli elettricisti.
Il tutto respirando cemento e polvere.
Per poi correre al lavoro, trafelata.
E poi tornare a casa ad accudire figli e consorte.
E finger d'essere riposata.
Si era dimenticata di se stessa, ancora una volta.
In modo assoluto e totalizzante.
E così avevano fatto tutti gli altri.
Ma l'aveva voluto lei, alla fine.
Ora finalmente riapriva quegli scatoli e lì ritrovava quelle piccole gioie passate, sepolte, rinnegate.
Erano trascorsi ormai sette lunghi anni da quel trasloco in cui era morta.
Quando le aveva riposte, pensava di metterle al più presto in bella mostra, nella casa nuova.
Poi però non lo aveva fatto.
Aveva perso il sogno più importante in quel passaggio.
Proprio sul più bello s'era accorta d'aver sognato da sola un sogno da condividere in due.
Incredibile come ora quei quattro sorrisi scintillanti nelle cornici d'argento, le diano un tuffo al cuore. Quel cuore che era rimasto chiuso in quello scatolo. E' incredibile, ma vero, come quella famiglia dentro quella cornice d'argento, quel nucleo vitale che pensava le appartenesse, a cui aveva dato ogni suo respiro, faccia scorrere, ora, una lacrima così sola, così dolce e così amara, sulle sue guance avvizzite, divenute aridi deserti di carezze.
E come arrivi, e muoia, quella lacrima, tiepida e bruciante, attraversando quel deserto immobile, sulle sue labbra, che hanno dimenticato, ormai da tempo immemorabile, l'odore ineffabile dei baci.
Realizzare da sola, un sogno per due, significa inevitabilmente, vederlo dolorosamente morire, dopo averlo dolorosamente partorito. Senza un sorriso.
da: "L'amore è un'altra cosa"
by © Grazia Longo
"La Bambola di gomma."
Questo
è il mio modesto tributo a tutte quelle donne profondamente ferite
nella loro femminilità e barbaramente violate nel loro essere donna a
360°, facendo una cosa "normale".
"Come sfregiare impunemente l'anima, senza far alcun rumore. Anche questa è violenza. Così si uccide l’amore."
"La Bambola di gomma."
Racconto breve inedito di Grazia Longo©2009
- tutti i diritti riservati-
L'aveva presa quasi con la forza, quella volta.. Sicuramente in modo
subdolo e ineluttabile. D'altronde erano sposati. Era un diritto, no?
Una cosa era certa, si trovavano in una condizione in cui lei non poteva
rifiutarsi. C'erano i figli, nella stanza accanto, la parete di
divisione era sottilissima, in quell'albergo di montagna. E la porta che
divideva le due stanze attigue era senza chiave. I bambini di là erano
eccitati, si sentivano vociare allegramente dopo una giornata passata
sulle piste da sci, mentre si preparavano per la cena. Lui consumò in
fretta, (lei, non la cena!), senza neanche guardarla negli occhi.
Approfittò della situazione. Lo fece in un modo più disgustoso del
solito. In realtà, si masturbò, con il corpo di lei. Né più e né meno di
come si fa con una bambola gonfiabile. E altrettanto disgustosamente si
staccò da lei. Si rivestì con cura, senza degnarla, neanche dopo, di
uno sguardo … Eppure lei, era di una bellezza sconvolgente, in quel
momento poi, era sexy da impazzire, con le chiome scomposte e con quella
sua nudità vinta, disarmante come non mai. Ora la sua bellezza era
addirittura commovente. Lui si limitò a dire, col tono melenso di un
becchino che fa le condoglianze: “E’ tardi … ci stanno aspettando per la
cena, io vado, vedi di sbrigarti e raggiungimi giù al più presto, con i
bambini”. Poi, fischiettando in sordina, si accinse a scendere al piano
ristorante, con l'aria di chi aveva semplicemente consumato un
aperitivo in camera. Lei, s’infilò la vestaglia senza allacciarla, la
chiuse incrociando le braccia come in un abbraccio struggente a se
stessa e si tastò il corpo, come se non fosse il suo.. Si sentiva di
gomma, completamente anestetizzata, e anche il pavimento sotto i suoi
piedi nudi sembrava inconsistente, come se stesse camminando su soffice
ovatta. Solo il suo stomaco sembrava vivo. Una sensazione violenta di
nausea, dalle visceri, in un attimo, le corse fino in gola. Era in uno
stato di estraniamento indescrivibile, le sembrava quasi di vedersi dal
di fuori, come se stesse assistendo alla scena d’un film. Poi senti il
sangue martellarle le tempie, un brontolio sordo venire dal profondo
dell’anima, un ribollire di lava incandescente in ogni sua fibra. Eppure
non batté ciglio, non mosse neanche un muscolo, con il viso immobile,
come fosse una maschera di cera, sibilò a denti stretti: " Questa è
l'ultima volta”. Poi i suoi splendidi occhi di giada, divennero due
fessure e, per la prima volta, lasciarono passare un lampo d'odio. Lui
non badò a nulla, stava già chiudendo la porta alle sue spalle. Non ebbe
alcuna esitazione, come se non avesse neanche sentito. Come se lei non
avesse nemmeno parlato. Le bambole di gomma, si sa, non parlano, non
pensano, non sognano, non respirano, non amano e non sentono dolore.
Da: "L'amore è un'altra cosa"
by © 2009Grazia Longo
domenica 20 ottobre 2013
"Sono ... cielo e radici"
Sono il mio pianto
e il mio riso
il fiore più bello
e la lacera foglia
ingiallita dal tempo
lì in cima che pende.
Sono cielo e radici
una nuvola dispersa
una musica lieve
un silenzio assordante.
Sono seta
nelle tue mani di seta
iridescente tessuto
intessuta di te
tu la trama io l'ordito
io chioma fluente
sparsa
sul tuo petto ansante
e sudore sulla rugiada
del tuo amore.
Sono polvere fluttuante
nell'aria che attonita tace
dopo ogni sparo ...
Pulviscolo invisibile
che s'accende di sole
effimero e irreale
miraggio di volo
nell'obliqua lama
dell'ultima luce
ad ogni tramonto
la sera.
by © Grazia Longo
inedita tutti i diritti riservati
sabato 12 ottobre 2013
Oscuro raggio by © Grazia Longo
Oscuro raggio
da giudizio universale ...
da giudizio universale ...
e io persa tra le nuvole
e un dolore
da un momento all'altro
m'aspettavo
di veder spuntare Dio ...
e un dolore
da un momento all'altro
m'aspettavo
di veder spuntare Dio ...
ma in effetti
Dio era tutto
sparso nel cielo
Dio era tutto
sparso nel cielo
e illuminava a giorno
ogni mio pensiero.
by © Grazia Longo
ogni mio pensiero.
by © Grazia Longo
Foschi pensieri by © Grazia Longo
Foschi pensieri agitano la tua mente,
neri, come la notte,
mentre bianchi respiri
s'invaghiscono di lucenti stelle.
by © Grazia Longo
Sarà amore by © Grazia Longo
Arcani gesti
a sottendere l'arco
che scoccherà la freccia ...
che scoccherà la freccia ...
Fatti colpire al cuore
non sarà dolore
sarà amore
non più versi
reclinati su steli di parole
ma fiati di stelle
a raccontar di noi al sole
no,
non sarà dolore
sarà amore.
by © Grazia Longo
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